Ultime dal forum
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Telecom e Tim. Follia e intimidazioni per rifilarti la linea fissa.

Premesso che non ho la linea telefonica fissa di nessun gestore, si, non ho telefono fisso, grazie a Telecom che non serve la mia zona con ADSL al passo con i tempi.
Le linee disponibili sono limitate, e quando va bene si ha connessione a 840 Mbs, come nel 1995. Ho connessione internet Wi-Fi Flat che mi oscilla dai 4 ai 7 Mega con sole 25 euro/mese.
In seconda considerazione il telefono fisso è fonte oramai di disturbo e a volte anche di tranelli, con tutte le compagnie e i fornitori di servizi che si sono moltiplicati in nome di un libero mercato, che libero non è, salvo rari casi ed eccezioni che comunque al massimo portano a risparmi e giovamenti minimi.
Detto questo, sono circa 9 mesi che almeno 2 volte a settimana vengo contattato sul cellulare (Tim, ma ancora per poco) da call center che decantano la strepitosa offerta telefono + ADSL.

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Concorrenza tra cessione del 5° e pignoramento.

Sfatiamo una volta per tutte la leggenda metropolitana per cui chi ha una cessione del quinto in corso non possa subire anche un pignoramento.
In caso di pignoramento dello stipendio con cessione già in corso l’art. 68, comma 2, della L. 180/50 chiarisce: “Qualora i sequestri o i pignoramenti abbiano luogo dopo una cessione perfezionata e debitamente notificata, non si può sequestrare o pignorare se non la differenza fra la metà dello stipendio o salario valutati al netto di ritenute e la quota ceduta, fermi restando i limiti di cui all’art.2.”

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Pignoramento Conto Corrente.

Un c/c può èssere pignorato <in toto> come previsto dall’art. 491 del CC da qualsiasi creditore provvisto di atto esecutivo perfetto ai sensi di legge, anche se detto conto risulta cointestato. Salvo ricorso successivo del secondo intestatario estraneo. Tanto è vero che un <vademecum> in proposito,è stato già pubblicato su questo Forum, nella omònima sezione, già dal 2011 ! Quindi………calma e gesso !

http://www.comunitaconsumatori.it/forum/pignoramento-conto-corrente-sul-quale-si-versa-lo-stipendio-t4382.html

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Attualità
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Stage/Offerte di lavoro truffa.

Quaranta ore di lavoro a settimana con rimborso spese. Lo stage lo offre un negozio di articoli per la casa nel centro di Bologna. Sei mesi di contratto, poi si valuterà. Ma non solo. Chi si affaccia sul mondo del lavoro, con o senza laurea, di speranze ne ha poche. E a raccontarlo sono i tanti annunci che si trovano tra siti internet e agenzie. Uno stage per diventare commesso in un minimarket, in una tabaccheria o in un negozio di abbigliamento. Ma anche per vendere giocattoli, lavorare come cassiere, cameriere o venditore telefonico. La vasta gamma dei mestieri che contemplano un inserimento lavorativo tramite stage, o tirocinio “formativo e di orientamento”, è sempre più ampia, e copre qualsiasi professionalità. Anche la più inaspettata. Perché se lo scorso gennaio la Conferenza Stato – Regioni ha di fatto eliminato la possibilità di assumere stagisti a costo zero, introducendo un compenso minimo garantito che varia da regione a regione, in Emilia Romagna, ad esempio è di 450 euro mensili, pagare un tirocinante costa poco. In media meno della metà rispetto a quanto si spenderebbe per assumere un lavoratore a tempo determinato. E la formula piace, tanto che sono sempre più frequenti le offerte di lavoro che prevedono questa modalità di inserimento, a prescindere dall’orario lavorativo o dalla mansione ricercata.

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Stop alle telefonate mute dei call center

LaStampa.itStop alle «telefonate mute»: il Garante per la privacy interviene prescrivendo ai call center una serie di misure per ridurre drasticamente un disturbo che provoca «diffuso allarme sociale». All’Autorità sono arrivate, infatti, numerose segnalazioni di chiamate in cui, alla risposta, non si viene messi in contatto con alcun interlocutore, «in alcuni casi anche per 10-15 volte di seguito».
«È importante garantire la massima produttività dei call center, ma i costi della loro attività non possono essere scaricati sugli abbonati inermi. Se alcune pratiche di marketing telefonico – sottolinea il presidente dell’Autorità, Antonello Soro – vengono vissute dagli utenti addirittura come una forma di stalking, significa che l’impresa non sta facendo bene il suo lavoro. È prioritario per le stesse società di telemarketing che le cosiddette «chiamate mute» vengano drasticamente ridotte».

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